Si fa presto a dire verde

di Elena Granata

Veniamo tutti da una cultura ornamentale che considera gli alberi, i parchi e i giardini come un corredo destinato allo svago e al tempo libero. Il verde è ancora nell’immaginario collettivo un compendio ad una città fatta di pietra e di cemento: ce ne vuole un pò a guarnizione del piatto, come l’insalata accanto alla carne. Alberi, fiori, suolo, farfalle – tutto quello che genericamente chiamiamo natura – non sono considerati esseri viventi ma ornamenti di viali, di piazze, di strade urbane.

La dimensione etica della natura: benessere, qualità della vita e salute mentale

Veniamo da una cultura funzionalista (e urbanistica) che concepisce il verde urbano come uno standard, una dotazione minima di natura pubblica che spetta a ciascun cittadino in quanto cittadino. Nell’immaginario collettivo natura e paesaggio hanno soprattutto un risvolto estetico, bellezze da ammirare aprendo le finestre di casa, dimenticando come la natura abbia anche una dimensione etica legata al nostro benessere, alla nostra salute mentale, alla qualità della nostra vita quotidiana. 

Ma qualcosa sta cambiando. 

Oggi ci misuriamo con una profonda domanda di ricomposizione tra corpo e mente tra salute del pianeta, salute delle persone e degli animali, tra natura e città, tra spazi chiusi e spazi aperti. Abbiamo compreso che la natura non è mero supporto di attività economiche, né fattore di produzione al servizio del profitto ma cambia e si trasforma, a livello chimico, biochimico, geologico; reagisce all’uomo e alle sue azioni, talvolta si ribella con forza. 

Anni fa il filosofo francese Bruno Latour ci avvertiva che noi terrestri dobbiamo tornare a comprendere di quanti altri esseri abbiamo bisogno per sopravvivere e dovremmo elencare le cose da cui dipende la nostra esistenza: per stare bene abbiamo bisogno di acqua e di piante, di aria pulita e di cibo sano, di insetti e di animali.

Elena Granata

È professoressa di Urbanistica presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano e vicepresidente della Scuola di Economia Civile. È stata membro dello staff Sherpa, Presidenza del Consiglio dei Ministri, G7/ G20 (2020-21). Si occupa di città, di ambiente e di cambiamenti sociali. Tra i suoi libri: Biodivercity. Città aperte, creative e sostenibili che cambiano il mondo (Giunti 2019) e Ecolove. Perché i nuovi ambientalisti non sanno ancora di esserlo (con F. de Lettera, Edizioni Ambiente 2022). Per Einaudi ha pubblicato Placemaker. Gli inventori dei luoghi che abiteremo (2021) e Il senso delle donne per la città. Curiosità, ingegno, apertura (2023). È cofondatrice di PlanetB.it, gruppo di ricerca sui temi ambientali e sociali.